martedì 11 novembre 2014



Il mistero nascosto dietro un nome, il desiderio inappagato di scovare affetti e drammi di una vita da un profilo social, la paura che le nostre maldestre ricerche da hacker improvvisati ci facciano scoprire. Tutto per corsa ? solo per avere un pezzo in più, qualche tiepida luce che diradi il buio dell’ignoranza.

Vi chiederete: di cosa sto parlando ? Sto parlando delle “altre” e degli “altri”. Parlo di quelli relegati in angoli nascosti e sommersi come di quelli che vivono appieno, investiti di ufficialità ma che sanno vedere attraverso le crepe. Parlo delle coppie a tre cuori, forse quattro, magari cinque.

Dolore che ti toglie il respiro, consapevolezza di non essere abbastanza, paura e terrore di perdere quel poco che sa di tutto. Non importa da quale lato del muro sei, siamo malati della stessa malattia. Ma più di tutto è la curiosità di quel “altro” che ci mangia dentro, che ci sfonda l’umore della giornata.

Passa il tempo, il sale sulle ferite non brucia più ma quello spettro continua a chiedere di te, a reclamare attenzione solo per schiacciarti a terra. La colazione della domenica dentro pigiami casalinghi e stropicciati, il pranzo sotto l’ufficio con le mani intrecciate sotto la tovaglia; non importa di quale terra sei figlio continuerai a temere quello che non sai, o che non hai mai saputo


Un fantasma è perfetto e perfettamente amato, perché senza corpo, senza profili, senza manie e difetti, debolezze e insicurezze. Un mostro di fumo inconsistente eppure potente al punto da squarciare le crepe del cuore e dell’anima come nessun uomo è mai riuscito, perché qualcuno come te puoi combatterlo, magari vincerlo, puoi colpire la carne e vedere il colore dei lividi, riconoscerti perché pieni della stessa furia cieca e sorda, ma un fantasma, quello non puoi batterlo. Mai.


lunedì 3 novembre 2014




L’Italia si solleva. Sono le sorti di qualche migliaio di povere oche ungheresi a preoccupare il paese. Perché più che altro la notizia lanciata dalla Gabbanelli è questa non certo il ricarico di un marchio come Moncler su un prodotto acquistato a prezzo minimo (40 euro circa) da terzisti dell’europa dell’Est.

La delocalizzazione dell’industria made in italy, i profitti a scapito dei lavoratori, la bassa qualità delle merci: queste sono notizie vecchie, già viste e già sentite. Eppure dare una faccia conosciuta e autorevole al cattivo capitalismo smuove coscienze morte di un paese ancor più morto.




I social network si animano, la pagina facebook dell’azienda è assaltata da riscoperti difensori della dignità del lavoro, Selvaggia Lucarelli si loda e si sbroda con la sua ormai abituale modestia perché prima influncer del web a dare risonanza al servizio di Report, boicottaggi improvvisati e maldestri dei piumini di Ruffini accendono il dibattito di questa giornata.

Ma come ogni vampata istantanea, vigorosa e potente di spirito civico mi chiedo: cosa resterà ? Davvero le azioni del resuscitato marchio nato in terra di Francia crolleranno a picco ? la verità di una bella inchiesta vincerà sull’inganno di un prezzo insensato svincolato da qualità e valore ? Remo piangerà lacrime amare e gli italiani combatteranno la legge del più furbo per scegliere il giusto a scapito dell’opportunismo ?


Mah, resto in attesa.

Resto in attesa del freddo inverno combattuto dagli italiani con quel piumino da 800 euro che hanno faticato tanto a comprare e che, nonostante le piume d’anatra scadenti e il lavoro schiavista che c’è dietro, fa sempre la sua e figura, soprattutto perché tutti sapranno certo quanto costa ma forse avranno dimenticato quanto e cosa vale.


domenica 2 novembre 2014


Poeti, fotografi, film maker. Le generazioni del tempo sono state piene di questi uomini di talento. Esistenze ispirate, sregolate, appassionate, eccezionali. Sì, loro sono l’eccezione, loro hanno rotto la regola della mediocrità per innalzarsi oltre il comune, ispirare milioni di persone e realizzare la piena natura di se stessi.

Eppure nemmeno per quelli come loro è stato facile, la riuscita è una ripida salita anche per chi ha il destino dalla sua. Non c’è perfezione, senza costanza; non c’è capolavoro senza disciplina. Petrarca pensando ai suoi di tempi scriveva: “Vi sono tanti ingegni grandi, sì, ma così sensibili che un breve sussurro li distoglie dalla loro intenzione” Magari oggi fosse questo il problema dei nostri artisti mancati, magari fosse la distrazione della vita ad ostacolarli.

Più che altro, oggi, sembra vero il contrario: è l’arte ad ostacolarli nella vita, sono vittime del loro talento, inibiti dal comune scorrere del tempo non possono che restare fermi. Fuori corso, senza un lavoro, ma sognatori cronici. E fin qui  che male c’è ? Perché prendersela con chi spera nonostante tutto, nonostante i tempi avversi, nonostante gli anni duri e il mondo sfinito in cui ci ritroviamo ahimè a vivere? Qualcuno potrebbe persino obbiettare che la capofila degli illusi potrebbe essere, perché no, una che fa la stagista, mezza laureata, con un blog di non si sa bene cosa, convinta che un giorno ce la farà. Nonostante tutto.



Ma io non ce l’ho con noi, ottimisti affannati nella ricerca della svolta. Io ce l’ho con chi quella svolta non la vuole davvero e non la vorrà mai. Ce l’ho con quelli che si difendono dal fancazzismo e dall’inconcludenza da lavativo studente fuori corso con una canon al collo e un corso di fotografia comprato su Groupon. Ce l’ho con quelli che raccontano chi sono ma non sanno esserlo. Ce l’ho con chi finge di appartenere ad un mondo elitario ignorandone le regole.

L’arte è mestiere, quando ce l’hai fatta. Prima è la tua ora d’aria dentro una giornata terrena e qualsiasi. Non è tempo e non c’è posto per dandy consumati, oziose imitazioni di scrittori che spacciano passatempi per professioni, registi figli del Dams che una telecamera in mano non l’hanno nemmeno mai presa. Non c’è posto per voi e nemmeno per la vostra disperazione di sconfitti mai stati combattenti. 

Non è un sogno nel cassetto a renderti speciale, a farti migliore, non è quello che ti permette di non sporcarti le mani con cose meschine e sanguigne come la normalità. Prima del capolavoro, prima, sei uno come tutti gli altri, anzi uno che lavora più degli altri e non scappi dall’esame di merda, dalla laurea, dal contratto a progetto, dalla badgata alla fine delle otto ore. I sogni non ti proteggono, i sogni soprattutto quelli grandi sono un rischio, sono un dovere e una fatica immensa.

Lasciate i sogni a chi se li merita.


Go hard or go home!


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