domenica 13 aprile 2014




Vi è mai capitato di essere ossessionati da un profilo e non da una persona ?  Vi è mai capitato di bruciarvi il cervello nei refresh compulsivi di quella maledetta bacheca che sarà, con grande imbarazzo, l’immagine dell’icona Fb sulla selezione automatica dei preferiti di Google Chrome?

A me è successo. Ho imparato a vivisezionare quelle quattro foto profilo scampate dalla censura della privacy, ho imparato a leggerci dentro un destino manco fossero tarocchi e ho giocato a indovinare una vita che non conosco.

Papillon, foto coatte con una magnum appena “sbocciata”, donne immagine tutte uguali ciondolanti su tacchi troppo alti che scrivono troppo spesso frasi sgrammaticate e intasate di cuori. Tag di posti pescati da Lonely Planet della Roma bene, stucchevoli inaugurazioni e prime volte che di nuovo non hanno niente se non il nome. Uno degli unici, uno della casta decaduta e bugiarda che si spaccia per quello che non è: un finto mondano membro supposto di qualche elite nostalgica di blasoni e araldica.

Copertina black&white dell’anfiteatro Flavio violentata da una trasparenza giallorossa e una foto profilo corale: facce dipinte, bocche spalancate da urlo vichingo, bandiere che sventolano alle spalle della comitiva esaltata. Il tifoso, eccolo lì, lui che non sa essere discreto e urla chi è al ritmo di un coro da stadio. Roma ovunque, Venditti come unico esempio di musica degna, sfottò a cui seguono una valanga di commenti su cui deve sempre avere l’ultima parola pena la scomunica, la sconfessione di una fede che vale la vita.

Cruscotti sfocati immortalati a prova di aver portato quell’asticella sul due seguito da un paio di zeri, patetici imitatori di Toretto & Co senza pulsantino per attivare il nos. Adoratori dei Carrera e dei cinepanettoni, conoscitori di tutto ciò che è vecchio, (attenzione non antico quello sarebbe certamente un merito) perché stanno sempre un po’ indietro: si cospargono di strass quando invece Vogue ci dice che è la stagione dei fiori, arrotolano pantaloni alla Sanpei quando sarebbe più opportuno un taglio slim senza troppe pretese, godono dell’intrattenimento di serate già decadute e annodano attentamente sciarpe con logo a vista nel modo più squalificante che l’umanità abbia mai conosciuto.


E così colmiamo i gap, ricostruiamo personalità seguendo piste d’indizi da copione. Alla fine perdiamo tutti, siamo tutti sfigati che assemblano contenuti confezionati da altri, finiamo per essere un opzione di un tipo e a giudicare e scegliere per categorie. Proviamo deferenza o disprezzo, a seconda dei casi, per una costruzione di realtà di cui siamo vittime e carnefici, in attesa di vincere la paura e incontrare la realtà vera. Senza costruzione. Senza Fb.



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