giovedì 20 marzo 2014






"Chi ha coraggio può fare a meno della reputazione." 




Gone with the wind       



sabato 15 marzo 2014






Siamo tutti critici consumati, cinici incalliti, outsider costretti a combattere il convenzionale. Tutti vittime della stessa moda.

Radical intellettualoidi spendono caratteri e annoiano noi, innocui utenti, con estenuanti giudizi pro o contro l’Oscar di Sorrentino. Dubbi metafisici assillano le loro sovraeccitate menti votate allo sproloquio: “la grande bellezza paga la traccia felliniana o possiamo già parlare di sorrentinismo?” si chiedono quelli che rischiano poco, altri riflettono sulla verità di un film che sarebbe stato assemblato e creato da mani esperte solo per piacere ad un pubblico di americanozzi che pensano e sognano un’Italia che non esiste, i più spocchiosi si apprestano a scrivere che loro, i veri radical, non l’hanno proprio visto il film di cui tutti parlano.

Tutti che vogliono sconfiggere la quotidianità con la pretesa di essere eccezione. Eccezione di pensiero, di abito, di lettura. Tutti affannati alla ricerca dell’unicum: la canzone sconosciuta del milionesimo gruppo hindie made in Uk, hashtag finto eversivi che invece di abbattere un programma ne fanno la riuscita, fermi immagine rubati che in realtà sono poster di Ikea mistificati dai filtri di instagram. 

Ma non basta, abbiamo perso anche il rispetto per l’ingenuità di chi non sa giustificarsi di fronte allo stupore, il rispetto per chi è sfornito d’opinioni impastate di veleno e supponenza ma sa restare a bocca aperta con il naso all’insù perso nella meraviglia di qualcosa che non capirà mai. L’incanto nasconde il trucco, va bene, lo sappiamo, ma perché svelarlo? Perché la bellezza ora è nel giudizio annoiato, sconfitto e non nell’estasi del momento ? Perché il piacere è nella disfatta decadente, conturbante e non nella botta di vita che ti sorprende, ti sconvolge?.




Il pensiero anarchico è sopravvalutato, forse non esiste più, la massificazione del concetto di diverso l’ha ucciso. Eppure sotto sotto, nei momenti di distrazione in cui ci ricordiamo chi siamo e non quale ruolo giochiamo sappiamo essere scontati e banali. Sappiamo ancora, nonostante la seduzione della deviazione, avere fiducia nello stereotipo, sappiamo e vogliamo credere anche quando siamo di fronte ad una bugia: 20 sconosciuti che provano ad amarsi esaurendo l’incontro dentro un bacio mai stato provato prima.


Da disfattisti e demolitori di professione a ingenui sognatori che scambiano uno spot per un pezzo di vita vera. Dopo tanto combattere gli alternativi cinefili e tuttologi restano sconfitti da un bacio. Forse c’è davvero speranza.

mercoledì 12 marzo 2014



Avere sedici anni e non essere innamorati è un peccato che non auguro a nessuno di commettere. Poi si cresce e il passato batte sempre il presente dieci a zero, la dimensione del ricordo rivisto e corretto non può competere con la quotidianità di oggi fatta di sbavature e compromessi. Guardare indietro ci rassicura, sapere di avere qualcosa a cui tornare solo chiudendo gli occhi ci regala una fonte malsana ma potente di felicità formato usa e getta, senza impegno e senza scadenza.

Il primo amore, le anime gemelle, il destino che muove corpi innamorati come pianeti in un sistema solare. Le regole dell’attrazione e dell’eterno desiderio, il per sempre e l’inevitabile fine scritta con lacrime e sangue, urla e promesse infrante. E poi il regalo più grande, il ricordo epurato da tutto il male e cristallizzato dentro una forma plasmata e poco reale, lo straordinario della memoria cancella la verità del passato.




Eppure, forse, il primo amore è davvero quel crocevia memorabile che cambia la nostra vita, ci svela chi siamo e ci autorizza a tenerlo con noi, per sempre. Perché la prima volta sai amare nel solo modo che conosci: con tutto il cuore, senza limiti. Non ci sono barriere sei solo tu e il tuo desiderio: puro, primo, essenziale come l’istinto, come la fame e la sete. Corri a riempire quel vuoto primitivo che conosci da quando hai coscienza con l’urgenza di un ultimo respiro.

Le persone sono piene di vorrei in perpetuo divenire falsati dal momento, e da poche costanti che resistono al tempo, al successo, alla maturità, desideri antichi, senza scadenza perché formulati nel sangue. Sono la metà che ti manca dall’inizio, prima ancora di decidere chi sei, prima ancora di destra o sinistra, economia o giurisprudenza, famiglia o carriera, prima degli obbiettivi e delle scelte con loro bonus di bisogni e aspirazioni c’era solo un essenza incompleta nella sua unicità di pieni e di vuoti. Il primo amore non si scorda mai perché è la metà che manca dall’inizio, non importa quanto dovrai perdere e deludere per ottenerla, non importa cosa rischierai o a cosa rinuncerai, l’ebbrezza e l’estasi di ritrovarsi integri vale ogni prezzo.



Poi cresci e non puoi perdere, non puoi deludere, non puoi rischiare e non puoi rinunciare, puoi solo sentire una mancanza per tutta la vita e tutti i giorni a venire. Allora saprai di essere diventato grande.






domenica 2 marzo 2014




A questa domanda, da ragazzi, i miei amici davano sempre la stessa risposta: "La fessa". Io, invece, rispondevo: "L'odore delle case dei vecchi". La domanda era: "Che cosa ti piace di più veramente nella vita?" Ero destinato alla sensibilità. Ero destinato a diventare uno scrittore. Ero destinato a diventare Jep Gambardella. 








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